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Bitonto, in un'ex cava si pratica il "tiro dinamico": «Non basta saper sparare, serve velocità»
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Bitonto, in un'ex cava si pratica il "tiro dinamico": «Non basta saper sparare, serve velocità»

di  Giovedì 17 luglio 2025 4 min Letto 4.176 volte
foto di Paola Grimaldi
BITONTO - A differenza dello “statico” non è sport olimpico, ma è più divertente e si pratica all’aperto in contesti spesso particolari. Parliamo del “tiro dinamico”: disciplina in cui gli atleti devono colpire con una pistola o una carabina un bersaglio mobile. Per farlo sono quindi costretti a cambiare posizione, a scattare, a muoversi. Il tutto a differenza del “tiro statico”, in cui lo sportivo non si sposta mai dal punto in cui spara. 

Il posto più vicino a Bari dove è possibile praticare questo sport è un poligono gestito dall’associazione “Barium”, posto all’interno di una suggestiva cava dismessa nel territorio di Bitonto. Siamo così andati a trovare i tiratori durante le gare del trofeo “Terra fra due Mari”, che ha coinvolto altri centri quali quelli di Barletta, Fasano, Leverano. (Vedi foto galleria)

Il poligono si trova nelle campagne che costeggiano la provinciale 231 che collega Modugno a Bitonto. Superato un cancello verde entriamo nella vecchia cava circondata da alte spalle rocciose rossastre su cui fanno capolino alberi da frutto e fichi d’india.

A venirci incontro è il commissario di polizia in pensione Francesco Servodio, che gestisce la struttura. «La Barium nasce ben 35 anni fa e fa parte della Federazione italiana tiro dinamico sportivo – esordisce il padrone di casa –. Qui i nostri iscritti (che hanno tutto il porto d’armi) possono praticare questo sport in uno scenario molto coinvolgente: le pareti in pietra attutiscono il rumore e creano un ambiente naturalistico affascinante». 

Andiamo quindi a visitare il centro proprio mentre sono in corso le gare del torneo “Terra fra due Mari”.

L’atmosfera è carica di entusiasmo, c’è un po’ di tensione, ma tutto è sotto controllo: i giudici sono in tutto sette, uno per ogni postazione e sono pronti a dare il via e a cronometrare ogni esercizio. Gli sfidanti indossano obbligatoriamente occhiali protettivi, cappelli e cuffie e alla cintura hanno la fondina con le munizioni.

Ogni tiratore si posiziona all’interno di una sagoma rossa rettangolare che delinea il proprio campo di partenza. Il giudice pronuncia la frase “are you ready”? (sei pronto?), fa partire il cronometro e a quel  punto l’atleta scatta velocemente su una pedana (la “stazione di tiro”), prende la pistola (o la carabina), la carica e spara in direzione dei bersagli fissi in cartone e in ferro azzurro a forma geometrica (i “poppers”).

Ma da qui in poi il gioco si fa più difficile. Perché una volta colpiti gli obiettivi fissi ecco che un sistema automatico fa uscire quelli mobili: il bersaglio questa volta va su e giù aumentando la criticità. (Vedi video)

Alla fine della prova il giudice valuta sia il numero dei colpi andati a segno che il tempo impiegato e il tiratore può passare alla postazione successiva che presenta un livello di difficoltà ancora maggiore. Qui i bersagli sono nascosti dietro una rete metallica e quindi il tiratore deve lasciare la sua postazione per avvicinarsi agli obiettivi, sempre però rimanendo all’interno di un’area delimitata da una linea rossa. Il tutto muovendosi con grande rapidità.

«In questa disciplina bisogna possedere non solo precisione e sangue freddo ma anche velocità  - spiega Salvatore Ratta, promotore del trofeo “Terra fra due mari” -. Non basta saper sparare: bisogna saper leggere rapidamente lo scenario, decidere quando muoversi e quando fermarsi, tutto nel giro di pochi secondi. Anche perché a essere valutato sarà anche il tempo in cui si conclude la gara».

«In effetti non è facile – interviene il 27enne Alessandro, che ha appena finito di sparare –. Io ho cominciato con il tiro statico nel poligono di via Napoli ma poi mi sono avvicinato al dinamico per mettermi alla prova. Ormai frequento il campo ogni mese e devo dire che questo tipo di disciplina è ancora più divertente ed emozionante».

Prima di salutare la Barium chiediamo a Servodio se l’uso delle pistole non sia contrario all’idea di sport, dato che l’arma è spesso associata alla violenza. «Per niente – risponde Francesco  –. Il tiro dinamico è controllo e responsabilità e qui, oltre alla competizione, si coltiva il rispetto per la legalità, per la disciplina, per la vita».

(Vedi galleria fotografica)

Nel video (di Laura Daloiso e Gaia Agnelli) la nostra visita al poligono di tiro dinamico “Barium”:


 
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